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Regione: Italy
Prov.: Pisa
Città: Capannoli
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Inserito il - 09/01/2007 : 11:42:53
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Cos'è lo Zen
Da "Qu'est-ce que le Zen" AZI. Paris, 1995. Versione italiana curata da Emanuela Losi e Franco Chiambalero, Torino 1997.
PERCHÉ LO ZEN ?
Lo Zen è conosciuto in Occidente da inizio secolo, tramite pratiche quali le arti marziali, la cerimonia del tè, l'addobbo floreale o la sistemazione dei celebri giardini zen giapponesi. La profondità della sua filosofia e la purezza della sua estetica, hanno pure suscitato un forte impatto negli ambienti artistici e intellettuali. Ma questo coinvolgimento, mancando lo sbocco su una pratica autentica, non ha potuto superare la soglia di una curiosità speculativa.
Questa pratica autentica è zazen: seduti nella postura corretta, concentrati sulla postura, la respirazione leggera e lo spirito libero, zazen non è altro che il ritorno alla condizione normale del corpo e dello spirito. Zazen è in origine la postura del Buddha, tramite la quale egli ottenne la completa liberazione, la suprema saggezza e la vera libertà.
Trasmesso da maestro a discepolo senza interruzione da più di 2.500 anni, la pratica dello Zen divenne accessibile agli Occidentali nel 1967 con l'arrivo del Maestro Taisen Deshimaru in Europa. Nato a Saga nel 1914, morto a Tokyo nel 1982; il Maestro Deshimaru ha praticato zazen per cinquant'anni ed è stato il primo a presentare una visione globale dello Zen in Occidente.
Il Maestro Kodo Sawaki (1880-1965), di cui fu discepolo, resta nella storia dello Zen come il grande riformatore moderno che seppe ritornare alle origini del più puro insegnamento del Maestro Dogen, fondatore dello Zen Soto in Giappone nel XIII° secolo.
Benché lo Zen si sia sviluppato nell'ambito di una delle più antiche tradizioni dell'umanità, il buddhismo, l'essenza del suo messaggio ha un significato universale. Esso è il principio unificatore che forma la radice della conoscenza di se stessi al di là delle differenze dei sistemi, dei valori, delle nazioni o delle razze. Se è talvolta considerato una religione o una filosofia, lo Zen non verte in effetti su alcun dogma, né su alcuna ideologia. Si indirizza direttamente al cuore dell'uomo, è esperienza vivente e slancio creativo prima di ogni formalismo.
Lo Zen consiste essenzialmente nella pratica di zazen. Realizzare questo e metterlo in opera nella propria esistenza personale è in effetti una vera rivoluzione interiore. E' ritrovare le proprie radici e penetrare la realtà della propria vita. Attraverso questa pratica, i valori che danno un senso alla vita umana sono basati sull'esperienza del corpo e della mente.
Zazen è l'esperienza dell'unità, prima di ogni dualità. E' per questo che è quasi impossibile parlarne perché il linguaggio separa, esercita una frattura nella realtà di ciò che è.
Tutte le scienze umane o fisiche osservano l'uomo sotto un angolo particolare. Ma la somma di tutte queste visioni non rigenererà mai un uomo vivo, perché la vita di un essere umano è, alla fine, al di là di tutte le analisi possibili, questo al di là è la vita, ed è lo Zen.
LA PRATICA DELLO ZAZEN
E' IL SEGRETO DELLO ZEN
Per praticare zazen, sedetevi al centro di uno zafu (cuscino rotondo e spesso), tenetevi ben diritti, inclinate il bacino in avanti a partire dalla quinta vertebra lombare e tendete la colonna vertebrale.
Incrociate le gambe nella posizione del loto, o del mezzo-loto, in modo che le ginocchia siano fortemente radicate al suolo. Spingete il cielo con la testa, spingete la terra con le ginocchia.
La mano sinistra riposa sul palmo della mano destra, i pollici si raggiungono nel prolungamento l'uno dell'altro, esercitando una leggera pressione, e le due mani sono in contatto con l'addome.
Il mento è rientrato, la nuca tesa, il naso sulla verticale dell'ombelico, le spalle cadono naturalmente. La bocca è chiusa, senza contrazione; l'estremità della lingua è contro il palato. Con gli occhi semichiusi si posa, senza fissare, lo sguardo un metro davanti a sé.
La respirazione deve essere calma, lunga e profonda. L'attenzione è portata sull'espirazione, che deve esercitare una spinta verso il basso su tutta la massa addominale. L'inspirazione avviene naturalmente, automaticamente, spontaneamente. Il ventre deve sempre restare libero, disteso e in espansione.
In questa postura, il flusso dei pensieri incessanti e delle rimuginazioni mentali è interrotto dall'attenzione portata alla giusta tensione muscolare ed alla respirazione.
"Quando lo spirito non dimora su nulla, il vero spirito appare."
Più si pratica zazen, più si comprende in ogni fibra del corpo che questi pensieri sono solo dei contenuti vuoti, privi di ogni sostanza reale, che vanno e vengono. Ci si rende conto finalmente che esiste una coscienza intuitiva, originaria ed universale, radicalmente diversa dalla coscienza abituale del me. Se mantenete la giusta postura e praticate una respirazione sempre più profonda e tranquilla, sentirete la realtà della vita che impregna tutto l'universo. Possiamo dire che questo è il campo integrale della coscienza.
Il funzionamento del cervello si chiarifica spontaneamente ed automaticamente; questo stato non è quello di una coscienza particolare, ma il semplice ritorno ad una condizione più normale del cervello. Se mantenete questo perfetto stato di coscienza in zazen, la vita naturale ed incommensurabile è attivata al di là del pensiero del piccolo me e sentite allora che siete uniti al mondo esterno, a tutti gli elementi della potente natura.
Noi dobbiamo prendere coscienza dell'aspetto effimero ed impermanente della mente. Hishiryo, lo stato della coscienza durante zazen, consiste nel lasciare passare i pensieri. E' la coscienza che supera ogni giudizio particolare, come quello che ci fa ricercare ciò che amiamo e fuggire ciò che detestiamo.
Hishiryo è il pensiero che ritorna al punto zero del tempo, il pensiero che le ragioni e le considerazioni personali non raggiungono. E' la coscienza universale che segue il movimento della natura e l'ordine dell'universo. E' la coscienza integrale che nasce naturalmente ed automaticamente dalla postura e dalla respirazione di zazen. Ciò può essere compreso solo con la pratica. Questa coscienza di zazen è non-profitto (mushotoku), non ha oggetto. Deposta come un seme nei neuroni, questa idea germoglia e diventa coscienza naturale.
Nel capitolo "Shoji" dello Shobogenzo, si può leggere riguardo a ciò: "Non tentate di valutare questo con la vostra mente o di esprimerlo con delle parole." In altri termini, è difficile cogliere oggettivamente, scientificamente, la coscienza se una evidenza soggettiva non viene a sostenere questa scelta.
Dogen disse al suo maestro Nyojo: "Ho abbandonato corpo e mente."
Questo significa che con zazen vi emancipate dall'influenza della coscienza del passato e che ritornate, corpo e mente, all'autentica coscienza antecedente l'esistenza umana. La coscienza del passato smette di essere un problema, il vostro corpo e la vostra mente precedenti si risolvono in zazen.
Ritornate allora alla pura condizione della coscienza dove nessuna esigenza vi attacca. In questo modo potete abbandonare corpo e mente in un mondo eterno dove create la vostra vera vita, dove la saggezza si genera naturalmente.
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